possibilità

12 08 2009

IMG_2791Tutto il tempo che vuoi, si spalanca sotto il cielo limipido e l’aria frizzante, mentre il sole fa strizzare le palpebre.

Come un “lampo giallo al parabrise” cantava qualcuno. La sensazione di avere tutte le possibilità, che stia per cominciare un’avventura. Sensazioni che associo all’estate, o meglio a quella parentesi di tempo che si ostinano a chiamare “vacanza”, come se fosse questione di riempire un vuoto, o peggio ancora: “ferie”; come per ricordarti che hai un catena al collo, per quanto lunga, che tra qualche giorno comincerà a strattonare e allora dovrai tornare nel recinto.

No, per me è sempre questione di cominciare un’avventura.

Anche adesso, che mancano pochi giorni alla fine, guardo dalla mia finestra tre lucernai gialli che si stagliano da un tetto di coppi rossi sopra il cielo quasi indaco e penso che da lì, magari si può scorgere il mare, o un bosco intricato di profumi e bianco di betulle, o forse un ruscello che saltellando separa sassi tondi e freschi. Non mi resta che uscire e cominciare il viaggio per raggiungerli. Anche seduto qui alla finestra.

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Now playing: Bebe – Pa’ Una Isla
via FoxyTunes





Lettera a Bagnasco

1 07 2009

Riporto una bellissima lettera ai vescovi, scritta da un prete genovese, a proposito della connivenza della chiesa con Berlusconi:

“Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete”

http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=2182





bye bye, don’t turn around…

26 06 2009





Solstizio d’estate

24 06 2009

ok_verticaleNella notte del solstizio d’estate mi sono ritrovato in una folla festante, testimone e artefice di qualcosa che andava oltre le aspettative. La musica, semplice o sofisticata, dal ritmo suadente o martellante che fosse, ha cullato e scandito il fluire dei sensi, diventati emozione. Tutto fluido e semplice, benedetto dal sole e da un cielo carico di nuvole giocherellone, bianche e grigie, che correvano su prati smeraldini per la pioggia dei giorni passati. Dalla mia città a quella che è stata “da bere” ed oggi era “da cantare”, il viaggio è stato dolce e ben augurante. L’accoglienza nel luogo del rito è stata benedetta da sorrisi e piccoli impicci inevitabili nelle grandi occasioni. Ma poi il rito è iniziato, in un susseguirsi di proposte diverse ma unite nel segno femminile di Venere. L’immagine di bambine che giocano, immerse in un’atmosfera pervasa da quei semi volanti che in primavera pervadono l’aria di certi luoghi, con il loro viaggio fertile, si ripropone sul palco. Bambine felici e fertili, che invitano al canto e scambiano cuore e passione, in onore di una madre terra che è stata matrigna, quasi per riconciliarsi con Lei. E poi la festa, popolare e antica, liberatoria e moderna, colorata e ininterrotta fino a notte fonda. Canzoni che sono nella memoria di tutti, volenti o nolenti, come un ave-pater-gloria pagano. Mi sono unito a molte anime grazie a canzoni e canzonette, in una notte di mezza estate, che si sa che è da sempre una cosa magica. Che bella idea… e poi, proprio mentre la folla sta per uscire Laura che urla:”Stanotte fate l’amore!”, allora non era solo un’impressione, era proprio un rito di fertiliità.





Amici che si cercano

26 10 2008

Pare ci sia una gran fame di rapporti. Succede che ci si cerchi e si propongano motivi per costruire amicizie. Vediamo quel film insieme? Prendiamo qualcosa da bere? Venite a cena da noi?
Ma come si costruiscono le amicizie? Se è vero che la leggerezza è qualcosa che costa fatica e deve essere accudita con pazienza, allora come si fa a non aver subito voglia di gran confidenza?
Personalmente è come se mi mancasse un pezzo, che quando ero più giovane avevo, quello dell’amicizia “per tutta la vita” quella dei grandi confronti, delle perfette sintonie. Bastava stare insieme, per il gusto di essere con l’altro, di completarsi. Adesso si cerca di ricreare quella atmosfera.
A noi, che siamo una coppia, capita di trovare coppie come noi che cerchino amicizia e confronto sul modo di essere coppia, forse. O forse non c’è nessun obiettivo preciso se non il gusto di stare insieme. Spesso ci chiediamo, avvicinandosi l’appuntamento: che cosa ci diremo? E se poi scopriamo di non avere niente da dirci? È un ansia legittima, anche se poi gli argomenti vengono da soli, e poi la questione non è “fare conversazione” ma stare insieme, conoscerci anche quando si sta in silenzio.
Sembra sempre che si debba fare una qualche “bella” figura, e allora come ci vestiamo, quali argomenti possiamo portare, poi il bello è che si incontrano persone come noi, che come noi vogliono piacere.
Forse è un po’ il modo di far restare viva la voglia di sedurre, di flirtare… solo che adesso lo si fa con il partner che ci si è scelti al proprio fianco.





Moussant

25 09 2008

Fu mentre il vino riempiva il mio calice, scintillante nel riverbero del fuoco del caminetto, che pensai a quanto diverse fossero le storie degli uomini presenti nella stanza.
Non era solo una questione di età anagrafiche e di provenienze geografiche; ognuno di noi proveniva da un percorso che l’aveva portato qui, in questa stanza scaldata dal fuoco nel camino, al piano rialzato di una antica villa della campagna francese. Ognuno di noi aveva eletto un compagno di strada, speciale e unico, con il quale percorreva tratti di vita comune. Anche la durata di questo viaggio comune era differente per ogni coppia.
Ma non era solo questo a renderci differenti, almeno ai miei occhi. Mi sembrava di poter leggere in trasparenza le diverse storie familiari, quasi una messa in scena studiata di diverse appartenenze sociali, un amalgama di fluidi diversi, ma ben combinati. Come l’uva che aveva generato quel vino moussant che adesso riempiva la mia coppa e alleggeriva il mio cuore. Come il sole che aveva fatto crescere la vite e la terra che l’aveva nutrita. Elementi differenti che si erano trovati a rendere unica una miscela nuova e preziosa.
Ognuno aveva trovato una passione e di quella si riempiva la vita e con quella accompagnava le scelte. Per me era diverso: in quel periodo avevo pensato spesso al mio percorso accidentato, alle mie scelte ponderate male, alla decisione di cambiare vita e seguire le mie passioni, poi assecondata e realizzata con difficoltà. Il disagio mi aveva accompagnato in questo inizio d’autunno, dove tutto sembrava ripetersi senza scosse o novità, adesso sentivo qualcosa di nuovo. La cosa nuova era che  quella situazione mi piaceva. In quella stanza dalle pareti tappezzate di tessuto vermiglio, con il fuoco che scoppiettava e i sorrisi dei miei compagni di viaggio, stavo bene. Da tempo non mi sentivo così in pace, assistendo alle diverse storie ed alle loro particolarità mi sembrava che anche la mia potesse avere una dignità, e se pure le parole non arrivavano precise a raccontarlo, sembrava proprio che non ce ne fosse bisogno. Che parlassero per me i sorrisi e gli sguardi, le risate e le battute sceme…





Quando?

24 08 2008

Quando si potrà essere pienamente cittadini, liberi di vivere, di essere di amare? Questa Italia rappresentata sulla stampa e sulle tv, è la reale Italia?
Le sacrosante polemiche suscitate da come è stata trattata dalla stampa la famiglia dello steward morto con il suo compagno ed il loro bambino, mi fanno pensare sempre più che i tempi, purtroppo, non stanno cambiando. Se lo fanno, forse, lo fanno in peggio.

Da tempo medito come una remota possibilità, con il mio compagno, quella di cercare una nuova casa in un altro paese, uno meno disperatamente arretrato in termini di convivenza civile e civili diritti. E’ sempre sullo sfondo, a volte diventa più presente, pressante. Davvero solo fuori dall’Italia si può trovare un ipotesi di serenità e riconoscimento? Vale la pena lottare contro quelli che stanno diventando sempre più come i mulini a vento di don Quijote?





Lontano

18 08 2008

La spiaggia è lunga, crea una dolce parentesi dorata a contenere un’enormità di blu e turchese, che s’infrange a ritmi regolari ad un passo da me. Il cielo sta diventando arancio e piano piano ritorna in rada quella piccola imbarcazione che viene ogni sera a dondolare nel tramonto. Alla mia sinistra alcune case sono accoccolate la dove termina la spiaggia, dove affiorano gli scogli e dove un alberghetto si prepara alla cena, sopra tre arcate che coprono un porticato affacciato sulla spiaggia. E si colora tutto d’arancio in questo momento. La spiaggia e poco popolata, la maggior parte delle persone si è ritirata per prepararsi alla serata, quel rito di indossare la camicia bianca, di lino, sui bermuda scuri, delle passeggiate in cui far svolazzare la gonna del vestito a fiori e fare risuonare i sandali sul selciato. Un sorriso rilassato, un cenno al vicino di casa che si riconosce al bar dove ci si è seduti per bere qualcosa, “buona sera”.
E poi sarà di nuovo notte e le stelle accenderanno il cielo, il mare continuerà a chiamare con la sua voce gentile, una leggera brezza farà venire voglia di avere un maglioncino per coprirsi, i piedi scalzi apprezzeranno il fresco della sabbia e si sentiranno risate in lontananza. E lontano sarà anche il malessere della vita che hai lasciato e chi ti aspetta dietro l’angolo. Ma ora non è il tempo di pensarci, è tempo di assaggiare ancora quest’ultima fetta d’estate, come un sogno che per qualche giorno è stato reale.





Orgoglio Gay, tanti nel deserto

2 07 2008

Siamo partiti pieni di attese e speranze, come ogni volta che partecipiamo al Pride. Per me ed il mio compagno è un rito importante, scandisce la nostra storia insieme e ci vogliamo essere, per dire che esistiamo, che ci amiamo e non siamo poi così cattivi ed innaturali come ci dipingono… qualche ora di macchina con un paio di amici ed eccoci a Bologna. Dalla piazza maggiore intravediamo già i colori vivaci e pacifici dell’assembramento e poi alle 14,30 inizia il corteo nel centro città per raggiungere i carri. E’ molto presto, il sole picchia duro ed è molto caldo. Attorno al corteo c’è poca gente… arriviamo ai giardini da dove partirà la seconda tranche della manifestazione, quella con i carri delle organizzazioni e la folla festante ci avvolge, moltissimi carri e multicolori passeggeri sono pronti a partire, orgogliosi ed allegri, decisi e teneri, come deve essere un pride… e poi chilometri di marcia che sfiancherebbero un purosangue, ventagli regalati e mai così graditi, baci appassionati e bacini dolci, le canzoni dal trenino delle famiglie arcobaleno riempiono l’aria, così come i sorrisi dei bimbi delle famiglie omosessuali. Qua e la fa capolino qualche sberleffo alla classe politica che in quel pride non è presente e che un pride non lo immagina neanche, anzi lo vede come il fumo negli occhi… Eppure qualcosa stona, marciando mi accorgo che pochissimi cittadini sono ai bordi della strada, certo qualcuno marcia con noi, ma la città dov’è? Bologna non ha partecipato, o forse il tracciato del corteo era davvero troppo “esterno” al cuore della città?
Ho avuto come la sensazione di autocensura, di un pride che non dovesse dar fastidio… ma allora se una manifestazione non deve essere “manifesta” perché farla? Certo la piazza scelta alla fine del corteo era gremita, ma molti hanno dovuto arrendersi al caldo ed alla stanchezza ed abbandonare prima il corteo, dopo chilometri di marcia. Per noi è stato bello ed intenso, ma forse un po’ mortificante sfilare tra viali desertici. Resta un ottimo modo per farci vedere e gridare forte la nostra fame di diritti, ma bisognerebbe curare di più la comunicazione e l’amplificazione di questo messaggio… si è fatto meglio in altri anni.





Il Divo

7 06 2008

Lucida fotografia, colori cupi e squillanti, ambienti sontuosi e suggestivi. Attori che scompaiono nei personaggi, a loro volta elevati a livello di maschera tragicomica. Una storia che potrebbe essere una chiave di lettura della storia italiana degli ultimi sessanta anni. Una parabola illuminante sul potere, politico e di altra natura, quasi fine a se stesso.
Com’è ovvio, come deve essere nel vero grande cinema, ogni dettaglio è curato ed opportuno (o come dice il protagonista in una delle tante sequenze memorabili : “congruo”).
Servillo dà ancora una volta prova della sua immensa capacità attoriale, racchiuso nella maschera di Andreotti, che alla fine diventa più reale del vero. Magnifica la ricostruzione della corrente andreottiana, come una corte di probabilissimi faccendieri grevi e tesi piuttosto che spumeggianti e volgari. Le frasi dei dialoghi sono tutte prese dai tanti famosi, quanto fumosi, motti di spirito del “presidente” così apprezzati dalla stampa italiana, fino a diventare grotteschi. Andreotti dice una frase normale solo quando dice “ahi!” mentre lo vediamo “puntuto” da un ago in una scena di una immaginifica iniziazione mafiosa.
Tante le sequenze tecnicamente ed emotivamente riuscite, una su tutte, forse, l’improvviso sprazzo di coscienza lucida in cui Servillo ci consegna la riflessione del suo personaggio in merito al Potere, che deve maneggiare il male, diventare Male, per il bene del paese. Una fra le tante scene di un film che è da vedere per capire cosa può voler dire fare il cinema. Superlative anche le attrici che tratteggiano le diverse figure femminili che procedono all’ombra del Divo Giulio: la moglie Livia (Anna Bonaiuto) e la segretaria Enea (Piera Degli Esposti), regalandoci in maniera sublime la rappresentazione della forza e della dolcezza, dell’abnegazione e della solidità. Una menzione speciale meritano anche gli splendidi Flavio Bucci e Carlo Buccirosso.